Kimia S.p.A.

Chiesa di San Vito


Cantiere Consolidamento del catino absidale della Chiesa di San Vito
Anno 2002
Località Morsasco
Zona Alessandria
Europa
Italia
Piemonte

Committente Parrocchia di S. Bartolomeo Apostolo
Progettista Studio A.R.C. "Architettura Restauro Conservazione"
Direzione dei lavori Studio ARC "Architettura Restauro Conservazione"
Impresa edile N.TE S.a.s. - Nunzio Sciammacca
Categorie di intervento Consolidamento strutturale con materiali compositi

La Chiesa di San Vito a Morsasco, in provincia di Alessandria, è stata oggetto nel 2002 di un intervento di consolidamento strutturale e antisismico con materiali compositi in seguito a un terremoto verificatosi nella zona due anni prima. Il progetto, volto a rendere agibile e staticamente sicuro l'edificio, è stato affidato allo Studio A.R.C. "Architettura Restauro Progettazione" di Acqui Terme, che ringraziamo per le foto d'archivio messe a disposizione e per il prezioso contributo nella redazione di questo articolo.

Cenni storici

La Chiesa romanica di San Vito, risalente al periodo alto-medievale, è un edificio di piccole dimensioni, con pianta ad aula unica, un portico voltato e abside semicircolare su cui sono presenti affreschi risalenti al XV secolo. 

La sua precisa datazione è incerta tuttavia, in base alle ricerche dello Studio A.R.C., alla planimetria dell'edificio e alla tessitura muraria degli alzati, si deduce che la chiesa nel corso dei secoli abbia subito più di una trasformazione. Il nucleo originario era costituito infatti da una piccola struttura fatta con conci parallelepipedi in pietra arenaria mentre il prolungamento delle pareti laterali fu realizzato in un periodo antecedente al 1585. All′inizio del XVIII secolo venne poi costruito il portico, con una volta a vela in mattoni disposti in foglio, cui seguì, a distanza di circa cinquant'anni, l'edificazione del campanile e della copertura dell′aula.

La piccola pieve è stata lasciata nel tempo in uno stato di abbandono e degrado, tanto da essere classificata dalle autorità competenti, dopo il terremoto del 2000 che ha colpito l'alessandrino, come edificio di saltuario utilizzo, in condizione di inagibilità e in scadente stato di manutenzione. Urgeva dunque un immediato intervento di consolidamento e messa in sicurezza.

La chiesa di San Vito a Morsasco

Le indagini e l'intervento di consolidamento

Nei mesi successivi all'evento sismico la chiesa è stata sottoposta a indagini diagnostiche da parte di gruppo di ricerca, composto all'epoca da giovani architetti tra i quali l'Arch. Antonella Barbara Caldini (leggi qui la nostra intervista) e l'Arch. Grazia Finocchiaro dello Studio A.R.C.

Tramite la strumentazione scientifica messa a disposizione dai dipartimenti delle Facoltà di Architettura, Ingegneria e Chimica Industriale dell’Università di Genova, sono state effettuate prove dinamiche sui tiranti, prove soniche sulla muratura, esami endoscopici e monitoraggi termoigrometrici.

Le indagini hanno riscontrato, tra i vari danni, lesioni lungo i meridiani del catino absidale e fessurazioni all'emiciclo murario dell’abside. Il successivo progetto di consolidamento e miglioramento sismico quindi ha permesso di intervenire sulla zona absidale compromessa attraverso:

  • il ripristino della copertura;
  • il consolidamento strutturale e antisismico del catino all’estradosso tramite fasce in fibra di carbonio con lo scopo di farle collaborare con la struttura, aumentarne la resistenza ed evitare possibili cinematismi;
  • l'integrazione delle parti mancanti di pavimentazione con materiale drenante;
  • il consolidamento delle lesioni sulla muratura interna ed esterna tramite iniezioni di miscele leganti;
  • la stilatura dei giunti per impedire l'ingresso delle acque meteoriche.
Applicazione delle fibre di carbonio all’estradosso del catino absidale
Chiesa di San Vito a Morsasco, schema di applicazione delle fibre di carbonio all’estradosso del catino absidale

Le operazioni di consolidamento del catino absidale

Rimossa la vecchia copertura e pulita la volta, si è proceduto alla stuccatura accurata delle lesioni all′intradosso della volta e al successivo puntellamento delle strutture. Successivamente è stata effettuata un'accurata pulizia dell′estradosso con l'eliminazione totale delle parti inconsistenti e di qualsiasi altro materiale che potesse pregiudicare il buon aggrappo delle lavorazioni seguenti.

Eliminata la polvere dall′intera superficie, si è proceduto in un secondo momento all'applicazione di resina sintetica consolidante bicomponente Kimicover FIX. Successivamente è stato steso a spatola l'adesivo epossidico tixotropico bicomponente Kimitech EP-TX, cui è stata affidata sia la funzione di livellare la superficie da rinforzare sia quella di creare uno strato adesivo per la successiva applicazione a fresco del rinforzo.

Il rinforzo del catino absidale è stato eseguito mediante l'applicazione delle fasce di armatura in fibra di carbonio Kimitech CB 320, stese a rullo e poi impregnate a fresco con la resina epossidica bicomponente Kimitech EP-IN, applicata a pennello. L'intervento è stato eseguito disponendo le fasce in fibra di carbonio sovrapposte e in doppio strato, a seguire il profilo curvo della volta, cui si sono aggiunte poi due ulteriori fasce di rinforzo in direzione ortogonale rispetto alla precedente, come rinforzo trasversale o staffatura.

Consolidamento con fasce in fibra di carbonio del catino absidale

L'intervento raccontato dal progettista

di Antonella Barbara Caldini

«L'incarico di redigere il progetto di consolidamento della Pieve di San Vito fu inaspettatamente affidato alla sottoscritta. Allora, fresca di laurea e abilitazione, mi stavo specializzando in restauro dei monumenti e avevo scelto proprio questo edificio come argomento di tesi di specializzazione.

Già prima dell'evento sismico dell'agosto del 2000, i funzionari delle soprintendenze competenti segnalarono il precario stato di conservazione sia delle pitture murali quattrocentesche, poste all'interno dell'emiciclo absidale, sia dell'intera zona absidale contraddistinta da una rara copertura rivestita in lastre di pietra.

In occasione del sopralluogo post sisma i tecnici della Regione Piemonte evidenziarono un lieve "ribaltamento dell'abside” e suggerirono un intervento di "cerchiaggio della zona absidale”, precisando che “non era stato possibile prendere visione della condizione della struttura di copertura né di quella del campanile” e che comunque “erano stati rilevati dissesti conseguenti alla posizione della fabbrica, sita per l’appunto sull'orlo di scarpate” con possibilità di cedimenti del terreno di fondazione e conseguente ripercussione sulle fondazioni stesse, “in particolar modo nell’angolo anteriore destro del portico della chiesa”.

Alla luce di questa constatazione decisi di non procedere con un intervento invasivo come la cerchiatura dell’abside. Ciò infatti avrebbe comportato difficoltà operative dovute alla presenza dell’affresco quattrocentesco interno e del pregevole paramento murario esterno. Scelsi quindi una soluzione diversa. Appariva infatti verosimile che, nel caso si fosse verificato un nuovo evento sismico, non sarebbe stato l’emiciclo dell’abside ma il resto della struttura a patire i danni più gravi.

In fase di progetto fu anzitutto prevista la risarcitura delle lesioni esistenti con iniezioni di miscele leganti al fine di ridare continuità agli elementi murari lesionati. Quindi, in considerazione del fatiscente stato di degrado della copertura, si optò per il suo ripristino, nel rispetto dei materiali e della tecnica originaria. L'intervento vero e proprio di consolidamento si concretizzò poi con il posizionamento all'estradosso di un sistema di fasce in fibre di carbonio che rispetto ad altre tecniche di consolidamento frequentemente utilizzate garantiva indubbi vantaggi. Il sistema garantiva infatti reversibilità, visto che possono essere rimosse senza particolari problemi, scarsa invasività, dato che le fasce vengono applicate senza richiedere demolizioni o scassi ed efficacia. Le caratteristiche meccaniche di queste fibre infatti, consentono una notevole azione consolidante».

La Chiesa di San Vito oggi

«Oggi un intervento di questo tipo non apparirebbe poi così innovativo ma occorre tenere presente che l’intervento è stato pensato e realizzato nel 2002 quando esistevano ancora molti dubbi circa l’efficacia e la resa dei materiali compositi.

A distanza di quasi quindici anni comunque, il piccolo edificio non ha più manifestato problemi o danni in corrispondenza dell’abside ma occorre anche precisare che questa porzione di territorio non è più stata oggetto di gravi sciami sismici. Almeno, non al livello di quelli che hanno colpito il centro Italia lo scorso mese di agosto.

Continuano invece a esistere i dissesti conseguenti alla posizione dell'edificio in prossimità della scarpata, nonostante siano stati più volte da me segnalati alla Committenza e al Comune e siano divenuti oggetto di un progetto specifico di “messa in sicurezza della scarpata sud, del campanile e delle discontinuità murarie del prospetto sud” che ho redatto nel 2014 e che purtroppo non è mai stato realizzato per assenza di fondi.

Sarebbe opportuno, pertanto, porre di nuovo l'interesse sulla Chiesa di San Vito ma con specifico riguardo al prospetto sud interessato, ormai da anni, da una lesione passante e da numerose discontinuità murarie meritevoli di attenzione. Purtroppo però, l'assenza di fondi economici disponibili, è il segno della difficoltà attuale del nostro Paese nella salvaguardia dei beni culturali. Un grido di allarme forte per un problema che, oltre a rischiare di cancellare beni di riconosciuto valore artistico e architettonico, potrebbe comportare la perdita irreversibile dei beni “cosiddetti minori” che sono il segno identificativo del patrimonio storico locale».

Arch. Antonella Barbara Caldini

Antonella Barbara Caldini, Architetto, classe 1972, vive e lavora ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria. Titolare dello Studio A.R.C., è specializzata in restauro dei monumenti e si occupa di progettazione e restauro di edifici storici sottoposti a tutela.
Sito web: www.restauroeconservazione.info

Galleria fotografica: 


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